1) La profezia che lessi nel 2010.
Nel novembre del 2010 lessi sul Corriere della Sera una previsione perentoria: l’editore sarebbe sparito nel giro di una generazione. Gli ebook stavano uscendo dalla nicchia, gli autori potevano raggiungere direttamente chi leggeva e la distribuzione digitale sembrava destinata a rendere superflua ogni intermediazione.
All’epoca ero contemporaneamente autore e lettore. Aspettavo l’edizione elettronica di un mio libro e avevo ormai imparato a leggere su iPhone e iPad. Vedevo con entusiasmo le possibilità del formato digitale, ma non credevo che la tecnologia avrebbe cancellato gli editori. Pensavo che ne avrebbe cambiato il lavoro.
Sedici anni dopo, quella risposta mi sembra ancora sostanzialmente corretta.
2) Quello che è davvero scomparso.
Non è scomparso l’editore: è scomparso il suo monopolio tecnico sull’accesso al pubblico. Oggi un autore può preparare un file, realizzare una copertina, scegliere un prezzo e distribuire un ebook o un libro stampato senza passare da una casa editrice tradizionale.
Amazon presenta Kindle Direct Publishing come un sistema che permette di pubblicare direttamente ebook, libri in brossura e copertine rigide, gestendo anche distribuzione e stampa su richiesta. Strumenti analoghi hanno reso possibile qualcosa che nel 2010 era ancora complicato e costoso.
Questo cambiamento ha aperto porte importanti:
- un autore non deve più aspettare necessariamente il consenso di un editore;
- opere destinate a pubblici piccoli possono comunque trovare i loro lettori;
- un libro può restare disponibile senza grandi tirature e senza magazzino;
- aggiornamenti e nuove edizioni possono essere pubblicati più rapidamente.
3) Pubblicare non significa essere letti.
La facilità tecnica della pubblicazione risolve però soltanto una parte del problema. Mettere un file in vendita non garantisce che sia chiaro, corretto, interessante o visibile. Non garantisce neppure che raggiunga le persone per cui è stato scritto.
Un buon editore svolge ancora funzioni difficili da improvvisare:
- seleziona e valuta il progetto;
- affianca l’autore nell’organizzazione e nella revisione del testo;
- coordina editing, correzione, grafica e produzione;
- costruisce una collocazione riconoscibile dentro un catalogo;
- cura distribuzione, promozione, diritti e rapporti con librerie e altri mercati.
L’autore indipendente può occuparsi di tutto questo, ma allora non ha eliminato il lavoro editoriale: lo ha assunto su di sé oppure lo ha distribuito tra professionisti diversi.
4) Il libro elettronico non ha cancellato quello di carta.
Nel 2010 sembrava plausibile immaginare una sostituzione rapida del libro cartaceo. È avvenuta invece una convivenza di formati: carta, ebook e audiolibro rispondono a situazioni e preferenze differenti.
I dati italiani più recenti descrivono un settore in difficoltà, ma tutt’altro che scomparso. Secondo l’analisi dell’Associazione Italiana Editori sul 2025, il mercato trade ha venduto quasi cento milioni di copie a stampa; ebook e audiolibri hanno contribuito a ridurre la flessione complessiva.
Il digitale non ha ucciso il libro: ne ha moltiplicato le forme. E non ha cancellato l’editore: lo ha costretto a dimostrare con maggiore chiarezza quale valore aggiunge.
5) Che cosa deve diventare un editore.
Quando la distribuzione era scarsa e costosa, possedere i canali poteva bastare. Oggi il valore non sta più soltanto nel rendere disponibile un titolo. Sta nel renderlo migliore, riconoscibile e credibile.
L’editore che sopravvive non è un semplice casello tra autore e lettore. È un collaboratore che:
- migliora il testo senza cancellare la voce di chi lo ha scritto;
- costruisce fiducia attraverso la qualità del catalogo;
- conosce il pubblico e sa come raggiungerlo;
- accompagna l’opera nel tempo, invece di limitarsi al giorno dell’uscita;
- sceglie il formato più adatto, senza contrapporre carta e digitale per principio.
Se non offre questi servizi, l’autore ha oggi molte più ragioni e molti più strumenti per procedere da solo.
6) La risposta, sedici anni dopo.
No, gli editori non sono spariti. È sparita l’idea che siano indispensabili per il solo fatto di controllare stampa e distribuzione. La loro esistenza non è più garantita dalla scarsità dei mezzi tecnici: dipende dalla qualità del lavoro che svolgono.
Per un autore la domanda giusta non è quindi se scegliere sempre un editore o sempre l’autopubblicazione. È capire di quali competenze ha bisogno quel libro, chi può offrirle bene e a quali condizioni.
La tecnologia ha restituito libertà all’autore. Un editore capace può ancora trasformare quella libertà in un’opera più forte. Le due strade non si escludono: obbligano semplicemente tutti a meritarsi il proprio ruolo.
7) Passa all’azione.
Per il tuo appuntamento con me, chiama il numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro, anche a distanza.
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