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Fare l’amore con un cervello di 20cm.

La storia di oggi é una fiaba cyberpunk in cui un vibratore sviluppa una propria mente autonoma, solo che, anziché divenire intelligente e assumere la supremazia della razza umana, come ogni macchina che si rispetti, diviene al contrario tutto scemo, tanto che inizia a chiedere alla sua padrona «ti é piaciuto?» dopo ogni utilizzo.

Lei tuttavia lo ama troppo per rassegnarsi al fatto che lui, bravissimo sino a poco tempo prima, sia diventato adesso un co@@@@ne qualsiasi, quindi lo porta da tutti i più bravi riparatori che tuttavia, una volta ascoltata la descrizione del problema, smontatone l’involucro esterno e provato ad agire su alcuni componenti, scuotono la testa in segno di rassegnazione.

Lei però ancora lo ama così tanto, con tutta la potenza del sole, e non lo vuole perdere.

Così lo iscrive al webinar di seduzione di un mental coach, solo che così lui diventa ancora più cretino e si rifiuta persino di vibrare, se prima non lo porti a cena fuori.

Un giorno addirittura lei scopre che lui la tradisce!

Rientrando prima dal lavoro, si accorge che lui non è in casa, uscendo fuori preoccupata a cercarlo lo scorge da una finestra intento a darsi da fare con la vicina.

Così irrompe a casa di lei, lo afferra, lo estrae, lo riporta a casa, lo mette sul divano e gli chiede che giustificazioni ha per un comportamento del genere.
Lui tace per alcuni lunghi istanti e poi risponde: – «Guarda che io non ho fatto assolutamente niente, nego tutto, non ero io, sono stato qui tutta sera, mi avrai confuso con un altro!»

A quel punto lei capisce che lui è tornato ad essere intelligente, scoppia a piangere, lo abbraccia, singhiozza e grida:

  • «NON LITIGHIAMO MAI PIÙ!»

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Situazione sentimentale.

Ieri sera sono uscito con una.

Dopo cena, ci siamo fermati per una lunga chiacchierata in auto, di notte, i vetri appannati cogl’aliti caldi delle nostre parole.

C’era tanta sintonia tra noi, così mi sono avvicinato, l’ho baciata. Lei non si è ritratta, mi ha accolto, immobile, lieta.

Senza dire nulla, siamo andati dietro.

Carezzavo le cosce tornite scoperte dal vestito.

Sino a che, prendendo di nuovo coraggio, le ho messo una mano là in mezzo. Sentii un rumore insolito, come di chi accartoccia un foglio per buttarlo via.

La guardai senza dire nulla, lei mi sorrise come per dire «continua».

In quei momenti, tra uomini e donne usano gli sguardi, non le parole.

Continuai a fissarla, così lei rise, mi prese la mano e me la rimise là.

Sentii una resistenza, una durezza inconsueta, per un sol attimo inorridii e pensai «non é che é un..?». Sbiancai. Lei, anche alla luce della luna, lo vide e scoppiò a ridere. Lentamente, con la sua mano, prese la mia e me la riportò, ancora una volta, là.

Quindi sollevò le mutande e me la infilò sotto.

Qualcosa di rigido, freddo, inanimato fu contro le mie dita. La fissai con occhi pieni di scandalo, interrogativi, lei sorrise di nuovo divertita.

Strinsi la presa, ritrassi la mano, la portai alla luce e vidi che tra le mie dita c’era una busta.

Era una bolletta del gas.

Lei si volse al vetro, vergò col dito una scritta:

«NON
APRITE
QUELLA
PATTA 💗»

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