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Il re ghiottone.

L’antico ricordo di un re di terre lontane, ghiotto di storie e di chi gliene poteva raccontare.

Ascolta.

Questa é la vicenda di un sovrano, re crudele di una terra lontana.

Il nome di quella landa potrà essere disvelato forse solo dal vento che, proprio ora, sibila, si lamenta e s’ostina tra le sue torri.

Ghiotto di storie, forse ancor più di Shahriyār, quel monarca invia tutte le notti le sue guardie in Europa.

Le manda alla ricerca di coloro che sono dotate del solo ed unico potere inestinguibile dell’affabulazione: le donne.

Quei gendarmi che vengono da lontano si acquattano così, calando piano con la mano le spade perché non cozzino col terreno,
ed iniziano ad ascoltare sotto le case.

Se non è altro che silenzio quel che odono, subito si alzano e, pagando con altrettanto silenzio, si raccolgono lungo le mura della casa successiva, prestano l’orecchio, tentano di udire.

Quando sentono una donna che parla, si fermano.

Analizzano durata e contenuti di tutti i discorsi, elaborano, valutano, quantificano.

Devi sapere, infatti, che questi gendarmi non sono appuntati, brigadieri o marescialli dei carabinieri.

Sono truppe istruite.

Sì, sanno usare la spada, ma il re ha messo loro in mano anche tanti libri, li ha spediti all’università.

Sono la guardia personale di un re avido di racconti.

Quando trovano la donna giusta, la rapiscono.

Ma, a differenza di quello che fecero i Romani, che delle Sabine avevano bisogno soprattutto dell’utero, l’organo che le guardie del re sequestrano é il cervello.

Usando un’antichissima alchimia del ferro e dell’oro, estraggono il cervello e lasciano qua il corpo delle donne che, grazie alla potenza di quegli incantesimi, continua a vivere.

Solo così il sovrano crudele può pascersi ogni sera col racconto di una storia diversa, cullato dai pensieri acuti, divertenti, vibranti, sfiziosi, creativi e stimolanti di milioni di cerebri femminili ben nutriti ed oliati.

Intanto, anche i corpi rimasti in Europa continuano a parlare e noi li possiamo udire pronunciare frasi come:

– «sono una donna solare»
– «regala la tua assenza a chi non dà valore alla tua presenza»
– «per fortuna, ho finalmente [dopo il quarto divorzio] incontrato una persona magnifica»
– «sono fatta di ciò che ami, più l’acciaio»
– «gettami tra i lupi, diventerò capobranco»
– «non sono impegnata sono impegnativa»
– «mi piacciono le sorprese»
– «ho divorziato perché con mio marito a parte quattro figli non avevo alcun interesse in comune»
– «ogni tanto bisogna ricordare che l’aborto è un diritto!»
– «e i preti pedofili?»
– «se per avere una cosa la devo chiedere, allora non la voglio più»
– «mi iscrivo a psicologia»

Negli occhi di chi ascolta quei corpi c’è tanta nostalgia e una domanda: dov’é finito il cervello che prima ci stava?

Ma, caro lettore, solo io, e ora anche te, sappiamo la verità: lo ha preso il re di Solaria!

E nemmeno Astolfo ormai potrebbe più andarlo a riprendere.

Non lo dire a nessuno!

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