«Una città che si muove crolla. Una città che non può muoversi si spezza.»
Vaelor costruì la città come si costruisce una promessa.
Le strade erano dritte. Le case avevano la stessa altezza. Quattro torri sorvegliavano le direzioni del vento. Sul trono di granito, scolpito con teste di ariete, Vaelor decideva dove dovesse scorrere l’acqua e quando suonassero le campane.
La città funzionava.
Nessuno moriva di fame. Nessuna porta restava senza guardia. Nessun ponte cedeva.
Nerya arrivò durante un temporale.
Portava una corona spezzata dentro una sacca e un martello appeso alla cintura. Disse di venire dalle terre del nord.
«Le montagne si stanno muovendo.»
Vaelor indicò le proprie mura. «Qui non si muove nulla.»
Nerya sorrise. «È ciò che dicono tutte le torri prima di cadere.»
Lui avrebbe dovuto cacciarla. Le assegnò invece una stanza accanto alla propria.
La piccola chiave d’ottone col filo rosso restava nascosta sotto il trono.

⁂
Nerya trovò crepe nelle fondamenta.
Vaelor ordinò di coprirle. Lei le allargò per vedere quanto scendevano.
Litigavano in pubblico e cenavano insieme. Nerya spostava i mobili. Vaelor li rimetteva al loro posto. Lei dormiva con la finestra aperta. Lui si alzava per chiuderla e restava ad ascoltare il suo respiro.
Quando il primo terremoto colpì, le mura resistettero.
Vaelor celebrò la vittoria.
Nerya prese un calice e lo posò sul pavimento. L’acqua vibrava ancora.
«La città deve potersi muovere.»
«Una città che si muove crolla.»
«Una città che non può muoversi si spezza.»
Vaelor fece rinforzare ogni edificio. Impose travi più pesanti, porte più strette e nuove leggi. Poi proibì a Nerya di lasciare il palazzo.
«Ti proteggo.»
«Da cosa?»
«Da ciò che accadrà.»
«O da ciò che potrei scegliere?»
Nerya raccolse il martello.
Vaelor chiamò le guardie. Nessuna entrò. Il pavimento cominciò a ondulare.

⁂
La montagna si sollevò.
Le torri si inclinarono. Le travi troppo rigide si spezzarono. Le porte rinforzate imprigionarono le persone nelle case.
Vaelor corse al trono. Prese la chiave e aprì un’antica serratura nel granito. Sotto il palazzo apparve una rete di gallerie costruite dai primi abitanti.
Poteva salvare tutti.
Ma i cunicoli erano stretti e disordinati. Non seguivano la mappa. Vaelor esitò.
Nerya abbatté con il martello la parete della sala. La luce entrò dalla crepa.
«Questa è la strada», gridò.
Vaelor vide il palazzo aperto, il trono rovesciato e la città che aveva costruito ferita in ogni punto. Poi vide le persone uscire.
Consegnò la chiave a Nerya. «Apri le gallerie.»
«Tu che cosa farai?»
Vaelor prese il martello dalle sue mani. «Imparerò a demolire.»
Insieme aprirono varchi nelle case. Le mura esterne crollarono, ma nessuno rimase intrappolato.

⁂
Dopo il terremoto Vaelor ridisegnò la città.
Le strade divennero curve. Le case ebbero giunti di legno capaci di flettersi. In ogni muro lasciarono una pietra facile da rimuovere.
Nerya decise di ripartire.
«Non posso vivere per sempre nella stessa città.»
Vaelor sentì il vecchio impulso di chiudere le porte. Le aprì.
«Tornerai?»
«Se ci sarà ancora qualcosa di diverso da vedere.»
Vaelor la baciò senza trasformare il bacio in un ordine.
Nerya partì con il martello. Lasciò la chiave a un maestro che aveva organizzato i soccorsi tra le rovine. Si chiamava Ilaren e insegnava agli abitanti a riconoscere il suono delle pietre prima di un crollo.
«Il governatore dice che ogni casa deve avere una via d’uscita», gli spiegò.
Ilaren appese la chiave alla cintura, accanto a due chiavi d’argento incrociate.
Vaelor tornò sul trono riparato. Da lì vedeva le crepe lasciate scoperte sul pavimento.
Non erano un difetto.
Erano il punto da cui la città aveva imparato a respirare.

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