«La meta non rende giusta la strada.»
Darven guidava senza redini.
Il cavallo nero voleva correre verso occidente. Quello bianco verso oriente. Lui li teneva uniti con la voce e la forza delle ginocchia. Sopra il carro, un baldacchino ricamato di stelle proteggeva una cassa sigillata.
Dentro c’era il messaggio che avrebbe iniziato una guerra.
Darven non lo sapeva. Sapeva soltanto che doveva raggiungere la Porta del Nord prima dell’alba.
Al collo portava una chiave d’ottone legata a un filo rosso. Gli avevano detto che apriva i cancelli.
Attraversò fiumi, boschi e villaggi senza fermarsi.
Sul ponte di Seler vide una donna appesa per un piede a una corda. I capelli sfioravano l’acqua. Intorno al capo aveva un cerchio di luce.
«Aiutami», disse.
Darven guardò il cielo. «Non ho tempo.»
«Allora perché stai andando nella direzione sbagliata?»

⁂
Darven fermò i cavalli.
La donna si chiamava Aelis. Sosteneva di essersi appesa volontariamente per vedere il fiume come lo vedevano i morti.
«Quindi non hai bisogno di aiuto.»
«Ho bisogno che qualcuno tagli la corda quando avrò finito.»
«Io devo arrivare a nord.»
Aelis indicò le stelle riflesse nell’acqua. «Stai andando a sud.»
Darven alzò gli occhi. Il cielo diceva che procedeva a nord. Il fiume mostrava il contrario.
La strada era stata incantata.
Tagliò la corda. Aelis cadde nell’acqua, riemerse ridendo e salì sul carro.
«Conosco una via.»
Il sentiero che scelse era stretto e lento. Darven fremeva. Ogni volta che tentava di accelerare, i cavalli tiravano in direzioni opposte.
«Devi scegliere quale seguire», disse.
«Mi servono entrambi.»
«Allora devi dare loro una direzione che non appartenga a nessuno dei due.»
Darven smise di colpirli. Lasciò che rallentassero finché il loro respiro ebbe lo stesso ritmo. Poi pronunciò un solo comando.
Il carro avanzò diritto.

⁂
Raggiunsero la Porta del Nord pochi minuti prima dell’alba.
La chiave aprì il cancello.
Aelis posò una mano sulla cassa. «Sai che cosa porti?»
«Non è affar mio.»
«È ciò che dicono le frecce.»
Darven spezzò il sigillo.
Il messaggio ordinava di uccidere gli ambasciatori del sud mentre dormivano. La guerra sarebbe sembrata un’aggressione nemica.
Il comandante della porta tese la mano. «Consegna la cassa.»
Darven guardò l’alba. Aveva compiuto la missione. Bastava un ultimo gesto.
Girò il carro.
Il comandante ordinò agli arcieri di colpirlo. Il cavallo nero scattò. Quello bianco esitò. Darven non li forzò. Aspettò che scegliessero insieme.
Una freccia attraversò il baldacchino.
Aelis afferrò la cassa. «Adesso corri.»

⁂
Portarono il messaggio agli ambasciatori.
Darven fu processato per tradimento. Davanti al giudice Oren ammise di avere aperto la cassa e disobbedito.
«Perché?» domandò il giudice.
Darven guardò Aelis, seduta tra il pubblico con i piedi finalmente a terra.
«Perché la meta non rende giusta la strada.»
Oren posò il messaggio su un piatto della bilancia e la chiave d’ottone sull’altro. I due pesi rimasero in equilibrio.
Assolse Darven dall’accusa di tradimento, ma lo condannò per avere infranto il sigillo. Un anno di servizio sulle strade del regno.
Darven accettò.
Riparò ponti, accompagnò viaggiatori e imparò a fermarsi nei villaggi. Aelis viaggiava con lui. Ogni tanto si appendeva a un albero per osservare il mondo al contrario.
La chiave rimase al tribunale come prova.
Il giudice Oren la chiuse in una teca, sotto la propria spada.
Quella notte il filo rosso uscì da una fessura del vetro e si avvolse intorno al piatto della bilancia.
Oren lo vide.
Per la prima volta dubitò che una cosa immobile fosse necessariamente in equilibrio.

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