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«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

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15) Il Diavolo sciolse l’ultima catena

15) Il Diavolo sciolse l'ultima catena

«Sei tu a vendere ciò di cui hanno bisogno come se fosse ciò che desiderano.»

Varyn possedeva la notte.

Le taverne, i teatri, le miniere e le case da gioco pagavano tributo a lui. Portava corna d’oro sulla fronte durante le feste e una torcia rovesciata nella mano. Due catene scendevano dal suo trono. Chi desiderava ricchezza poteva indossarle in cambio di sette anni di servizio.

Varyn non costringeva nessuno.

Era questo il suo orgoglio.

La propria catena era nascosta sotto la camicia. La portava dalla nascita. Ogni volta che otteneva qualcosa che desiderava, compariva un nuovo anello.

La chiave d’ottone col filo rosso entrava perfettamente nella serratura.

Varyn non la girava.

Arenya arrivò con un leone al fianco. Non portava armi. Chiese di liberare i minatori legati ai contratti.

«Hanno scelto», disse Varyn.

«Anche tu.»

Gli sfiorò la catena sotto la camicia.

diavolo sul trono delle catene

Varyn le offrì oro, una casa e il comando delle guardie.

Arenya rifiutò tutto.

«Quanto vuoi?» domandò lui.

«Che tu venga nelle miniere.»

Scesero.

Varyn vide uomini che sorridevano quando passava. Soltanto dopo notò le caviglie ferite. I contratti erano stati firmati liberamente, ma il prezzo del pane cresceva ogni mese. Nessuno riusciva a terminare il debito.

«Non è colpa mia se desiderano più di quanto possiedono.»

Arenya indicò i depositi di cibo chiusi. «Sei tu a vendere ciò di cui hanno bisogno come se fosse ciò che desiderano.»

Varyn sentì la propria catena stringersi.

Quella notte tentò di sedurre Arenya. Lei lo baciò, poi si fermò.

«Ti desidero», disse. «Non per questo ti appartengo.»

Varyn non aveva mai udito una frase tanto eccitante e terribile.

diavolo scende nelle miniere

Il padrone delle miniere inferiori si ribellò.

Era la creatura con cui la famiglia di Varyn aveva stretto il primo contratto. Aveva corna vere, ali nere e una voce dolce.

«Apri la tua catena», disse. «Sarai libero. Ma perderai tutto ciò che hai ottenuto grazie a me.»

Varyn guardò il palazzo, le luci e le persone che lo acclamavano. Poi guardò gli anelli ai piedi dei minatori.

Girò la chiave.

La propria catena si aprì. Nello stesso istante si spezzarono tutte le altre.

I soffitti delle miniere crollarono. L’oro diventò polvere. Le case da gioco si svuotarono. Il trono di Varyn bruciò con una fiamma fredda.

Arenya lo afferrò e lo trascinò fuori.

Varyn avrebbe potuto salvare uno scrigno. Scelse invece un bambino rimasto sotto una trave.

diavolo apre le catene

Varyn non divenne povero.

Conservò una casa, abiti belli e il gusto per il vino. Arenya non gli chiese di rinunciare al piacere. Gli chiese di non chiamare libertà ciò che dipendeva dalla prigionia altrui.

Rimasero amanti senza appartenersi. A volte Varyn desiderava ancora comprare ciò che temeva di perdere. La vecchia catena gli lasciava un segno sul petto.

Le miniere crollate avevano danneggiato la torre centrale della città. Un architetto di nome Teren venne incaricato di consolidarla.

Varyn gli consegnò la chiave.

«Apre le catene», disse.

Teren la esaminò. «Io costruisco serrature.»

«È ciò che pensavo anch’io.»

Pochi giorni dopo un fulmine colpì la torre. Una corona di pietra precipitò dal tetto.

Teren corse verso l’edificio invece di allontanarsi.

Arenya osservò Varyn. «Lo avvertiamo?»

Varyn vide la torre che aveva finanziato, simbolo del proprio potere.

«Sì.»

Corsero insieme.

Dietro di loro, sul terreno, la vecchia catena di Varyn si trasformò in un tralcio carico d’uva.

Lui non se ne accorse.

Era già occupato a scegliere che cosa fare della propria libertà.


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