storie mai raccontate

«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

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La strada che il mare nasconde

La strada che il mare nasconde

«Non chiese di riuscire. Chiese soltanto di non diventare un uomo diverso da quello che Miriam aveva amato.»

Quando il mare riportò a riva la scarpa di Miriam, Elia la riconobbe dal piccolo fiore azzurro cucito sul fianco.

La raccolse senza piangere. La strinse al petto, poi la nascose sotto il mantello perché nessuno la vedesse.

Gli uomini del villaggio avevano già smesso di cercare. Le barche erano rientrate una dopo l’altra, con le reti vuote e le vele piegate. Il parroco aveva pronunciato una preghiera sulla spiaggia. Le donne avevano acceso sette candele nella cappella.

Soltanto Argo continuava a fissare il mare.

Era un cane bianco e grande, con il pelo lungo e le zampe forti. Miriam lo aveva trovato cucciolo in una cesta incastrata fra gli scogli. Da allora era cresciuto accanto a loro e sembrava avere diviso il proprio cuore in due parti uguali.

Quella notte Argo non volle tornare a casa.

Rimase sulla battigia ad annusare l’acqua. Quando Elia provò a chiamarlo, il cane si voltò e guaì.

Non era il lamento con cui salutava le persone morte.

Era il richiamo che usava quando aveva trovato qualcuno.

Elia se ne ricordò per sette anni.

⁂

Ogni mattina scendeva alla spiaggia con Argo. Il cane correva lungo la riva, si fermava davanti alle onde e attendeva. Elia sedeva sopra una barca rovesciata e osservava l’orizzonte.

Il villaggio imparò a non disturbarli.

Qualcuno diceva che il dolore gli avesse tolto la ragione. Altri sostenevano che Miriam fosse fuggita con un mercante di passaggio e che Elia aspettasse una donna che non desiderava tornare.

Lui non rispondeva.

Conosceva il modo in cui Miriam lo aveva guardato prima di salire sulla barca. Conosceva la pressione delle sue dita sulle proprie. Conosceva le parole che lei aveva pronunciato:

— Tornerò prima che tu possa sentire la mia mancanza.

Elia aveva sorriso.

— Mi manchi già.

La tempesta era arrivata prima di sera.

Sette anni dopo, nella notte in cui il fiore cucito sulla scarpa avrebbe dovuto perdere l’ultimo filo, Elia si addormentò davanti al camino.

Argo dormiva ai suoi piedi.

Il rumore delle onde entrò nella casa benché la finestra fosse chiusa. L’acqua apparve sotto la porta, avanzò sul pavimento e circondò la sedia.

Elia si alzò. Il mare gli arrivava alle ginocchia, ma il fuoco continuava a bruciare.

Dalle fiamme uscì un vecchio.

Aveva una corona di alghe, la pelle coperta di squame e una barba così lunga che si confondeva con l’acqua. Nelle orbite non aveva occhi, ma due conchiglie nere.

— Hai aspettato abbastanza — disse.

La sua voce conteneva il fragore delle mareggiate e il sussurro della risacca.

Elia cercò Argo. Il cane era sveglio e ringhiava contro il fuoco.

— Chi sei?

Il vecchio sorrise. Fra le labbra si mossero piccoli granchi.

— Sono colui che prende e restituisce. Colui che separa le terre e unisce gli uomini. Le vostre madri vi portano da me per lavarvi, e i vostri figli mi affidano le vostre ceneri.

— Tu sei il mare.

— Io sono ciò che esisteva prima che gli uomini imparassero a darmi un nome.

Elia sentì il cuore colpirgli il petto.

— Miriam è morta?

Il vecchio raccolse un pugno d’acqua. Nel palmo apparve un’isola sovrastata da una torre bianca. Una donna era seduta sulla riva. Aveva i capelli lunghi e guardava verso il mondo.

— È viva — disse il mare. — E ti aspetta.

Elia tese la mano, ma l’immagine si sciolse.

— Portami da lei.

— Domani, prima dell’alba, aprirò una strada fra le acque. Avrai tempo fino al primo rintocco della campana. Se raggiungerai l’isola, potrai rivederla. Se sarai ancora sulla strada quando la campana suonerà, apparterrai a me.

— Perché mi concedi questa possibilità?

Le conchiglie nere si strinsero.

— Perché gli uomini soffrono quando perdono ciò che amano. E io amo ascoltarli.

Il fuoco si abbassò.

— Non porterai armi — continuò il mare. — E durante il cammino non pronuncerai il nome del tuo Dio. Sulla mia strada esiste una sola divinità.

Argo abbaiò.

Il vecchio si piegò verso di lui.

— Il cane può venire. Gli animali conoscono leggi più antiche delle vostre preghiere.

L’acqua si ritirò. Il fuoco si spense.

Elia rimase in piedi nella stanza asciutta. Argo gli si avvicinò e posò il muso contro la sua mano.

— Non so se fosse un sogno — disse Elia.

Il cane si diresse verso la porta.

il mare entra nella casa

⁂

Prima dell’alba raggiunsero la spiaggia.

Il mare era immobile. Le onde si erano fermate come animali acquattati. Non c’era vento, eppure la campana della chiesa oscillava sulla collina.

Elia si inginocchiò sulla sabbia.

Pregò in silenzio.

Non chiese di riuscire. Chiese soltanto di non diventare un uomo diverso da quello che Miriam aveva amato.

Quando riaprì gli occhi, l’acqua cominciò a dividersi.

Una strada di sabbia nera emerse dal fondo e avanzò verso l’orizzonte. Ai suoi lati si innalzavano due pareti d’acqua. Dentro galleggiavano pesci, anfore, ancore e scheletri stretti alle catene.

Elia posò un piede sulla strada.

Argo lo precedette.

Camminarono mentre il cielo schiariva. Sotto i passi di Elia, la sabbia respirava.

Dopo qualche tempo incontrarono una porta.

Era piantata nel mezzo della strada, senza muri. Dall’altra parte si vedeva una casa illuminata dal sole.

Elia riconobbe il giardino che lui e Miriam avrebbero voluto coltivare. Lei era seduta sotto un albero. Un bambino dormiva fra le sue braccia, mentre altri due giocavano con Argo.

Miriam alzò lo sguardo.

— Sei in ritardo — disse sorridendo. — Vieni.

Elia toccò la maniglia.

Argo gli afferrò delicatamente la manica e tirò.

— È lei.

Il cane non lasciò la presa.

Nella casa, Miriam si alzò. Il bambino fra le sue braccia aprì gli occhi. Erano due conchiglie nere.

Elia ritrasse la mano.

La porta si chiuse da sola e sprofondò nella sabbia.

Dalle pareti d’acqua giunse una risata.

Ripresero il cammino.

Incontrarono ricchezze sparse sulla strada: monete antiche, pietre preziose, corone strappate ai re durante i naufragi. Elia non si fermò.

Incontrarono suo padre e sua madre, morti da molti anni. Gli chiedevano di abbracciarli. Argo ringhiò, e i loro volti si riempirono di squame.

Incontrarono infine lo stesso Elia, ormai vecchio, seduto sopra una barca rovesciata.

— Torna indietro — gli disse il vecchio. — Miriam non ti riconoscerà. Per lei sono passati più di cento anni.

Questa volta Argo non fece nulla.

Elia osservò il proprio viso invecchiato, le mani ossute, gli occhi consumati dall’attesa.

— Se fosse vero, avrei ancora più ragione di raggiungerla.

Il vecchio abbassò il capo e si dissolse in una pozzanghera.

Allora la strada tremò.

la strada tra le acque

⁂

La creatura emerse davanti a loro.

All’inizio Elia credette che fosse una montagna. Poi la montagna aprì gli occhi.

Il mostro aveva un corpo composto di ossa di balena, fasciato da reti marce e catene. Conchiglie enormi gli ricoprivano il dorso. Al posto del volto possedeva centinaia di facce umane, incastrate l’una nell’altra. Alcune piangevano. Altre muovevano le labbra senza produrre suono.

Le sue braccia terminavano in mani pallide, ognuna diversa dalle altre.

La strada era troppo stretta per aggirarlo.

Argo mostrò i denti.

— No — disse Elia. — Resta vicino a me.

Il mostro avanzò. A ogni passo, dalle sue ossa cadevano piccoli pesci argentati.

Elia non aveva armi. Raccolse una pietra, ma gli parve ridicola.

Una delle facce del mostro si voltò verso di lui. Era quella di una ragazza.

— Il mio nome — sussurrò.

Un’altra faccia aprì gli occhi.

— Ricorda il mio nome.

Poi parlarono tutte insieme.

Migliaia di voci riempirono la strada. Chiedevano di essere riconosciute, chiamavano madri, figli e amanti. Elia si tappò le orecchie.

Il mostro sollevò un braccio.

Argo gli sfuggì e corse avanti.

— Argo!

Il cane non attaccò. Si fermò davanti alla creatura e alzò il muso.

Una delle grandi mani scese verso di lui. Argo rimase immobile. Quando le dita lo raggiunsero, le annusò e leccò la più vicina.

Il mostro si arrestò.

Argo appoggiò la testa contro il suo palmo.

La ragazza incastrata nel volto della creatura chiuse gli occhi. Per un istante sembrò sorridere.

Elia comprese.

Quello non era il guardiano dei morti. Era la loro prigione. Il mare aveva raccolto i corpi, le voci e i ricordi degli annegati e li aveva cuciti insieme, perché nessuno potesse lasciarlo davvero.

Elia depose la pietra.

— Non conosco i vostri nomi — disse. — Ma so che li avete avuti. So che qualcuno li ha pronunciati con amore.

Le facce tacquero.

— Se tornerò a casa, parlerò di voi. Dirò che il mare non vi ha cancellati.

Il mostro abbassò il braccio. Nel suo petto si aprì un varco.

Argo lo attraversò. Elia lo seguì.

Quando si voltò, la creatura era ancora sulla strada. Centinaia di mani accarezzavano il cane da lontano.

argo e il mostro degli annegati

⁂

L’isola apparve mentre il cielo diventava rosso.

Era poco più di uno scoglio coperto di fiori bianchi. Al centro sorgeva la torre che Elia aveva visto nel palmo del mare.

Miriam lo aspettava sulla riva.

Non era invecchiata.

Elia si fermò. Per sette anni aveva immaginato quel momento. Aveva preparato parole, domande, persino rimproveri. Non riuscì a pronunciarne nessuno.

Miriam gli corse incontro.

Argo fu più veloce. Le saltò addosso e la fece cadere fra i fiori. Lei rise stringendogli il collo, e quel suono cancellò in Elia ogni dubbio.

Si inginocchiò accanto a loro.

Miriam gli toccò il viso.

— Tu sei invecchiato.

— Ti ho aspettata.

— Lo so. Il mare me lo mostrava ogni giorno.

Si abbracciarono. Elia sentì il cuore di lei, rapido e reale.

— Andiamo a casa.

Il sorriso di Miriam svanì.

Dalla torre scese il vecchio incoronato di alghe. Non camminava: il terreno si trasformava in acqua sotto i suoi piedi.

— Il viaggio è concluso — disse. — Ora deve essere pagato.

Elia si mise davanti a Miriam.

— Che cosa vuoi?

— Quando la sua barca affondò, la donna mi offrì qualsiasi cosa se ti avessi risparmiato. Io l’avevo ascoltata parlare di te durante la traversata. Conoscevo il tuo nome prima ancora di vederla.

Miriam abbassò gli occhi.

— La tempesta stava raggiungendo il villaggio — disse. — Ho chiesto al mare di fermarla. Gli ho detto che sarei rimasta con lui.

— E io ho accettato — continuò il vecchio. — Da allora mi racconta la vostra storia. Ma le storie finiscono, e io desideravo conoscerne la conclusione.

Le conchiglie nere guardarono Elia.

— Puoi riportarla a casa. Tu resterai sull’isola al suo posto.

Miriam gli afferrò la mano.

— No.

— È l’unico modo — disse Elia.

— È il modo che ha scelto lui.

Il mare sorrise.

— Ogni amore ha bisogno di un sacrificio.

— Non di una vittima — rispose Miriam.

Dalla collina giunse il primo movimento della campana. Non aveva ancora suonato, ma il battaglio si stava sollevando.

Elia guardò la strada. Le pareti d’acqua tremavano.

Avrebbe potuto spingere Miriam verso la riva e accettare il patto. Lei sarebbe tornata a casa. Avrebbe vissuto. Forse, col tempo, sarebbe stata felice.

Ma nei suoi occhi vide la condanna di doverlo aspettare come lui aveva aspettato lei.

— Non resterà nessuno — disse.

Il cielo si oscurò.

— Allora vi terrò entrambi.

Il mare si levò intorno all’isola. Una muraglia d’acqua coprì l’orizzonte. Dentro le onde apparvero gli occhi di migliaia di creature.

Elia strinse la mano di Miriam.

— Ci aveva proibito di pronunciare il nome di Dio.

Lei capì.

Si inginocchiarono fra i fiori.

Il vecchio spalancò la bocca.

— Qui non vi ascolta.

Elia chiuse gli occhi.

— Allora ci ascolterà anche il mare.

Non pregarono per essere salvati. Pregarono perché la paura non decidesse al loro posto. Pregarono per gli annegati senza nome, per coloro che ancora attendevano e per quelli che non avevano più nessuno disposto ad attenderli.

La muraglia precipitò.

Argo abbaiò e corse verso la torre. Scavò ai piedi del muro finché le zampe non incontrarono qualcosa di duro. Sotto la terra apparve una piccola croce di pietra.

Miriam la riconobbe.

— C’era una cappella, un tempo.

Elia afferrò la croce mentre l’acqua invadeva l’isola.

Il vecchio crebbe. La barba divenne schiuma, le braccia correnti, il corpo una tempesta.

— Inginocchiatevi davanti a me!

Elia rimase in piedi.

— Tu puoi separarci. Puoi spezzare le barche, inghiottire le città e cancellare le rive. Ma non sei Dio.

Il mare ruggì.

— Io esistevo prima di voi!

— Ma non prima di Lui.

La campana suonò.

Il rintocco attraversò l’acqua.

Sulla strada, il mostro di ossa sollevò tutte le proprie facce. Dal suo corpo uscirono prima un sussurro, poi migliaia di nomi. Volarono sopra le onde come uccelli invisibili.

Ogni nome pronunciato spezzava una catena.

Le reti caddero. Le ossa si separarono. Le mani si aprirono e liberarono luci che salirono verso il cielo.

Il vecchio gridò. Le conchiglie nere si frantumarono.

Per la prima volta ebbe occhi umani.

Non erano crudeli. Erano soltanto infinitamente soli.

La muraglia d’acqua si fermò.

— Se li lascio andare — disse — chi ricorderà ciò che ho preso?

Miriam si avvicinò.

— Noi.

Il mare la guardò a lungo.

Poi si ritirò.

la preghiera sull isola

⁂

Elia si svegliò sulla spiaggia con la guancia appoggiata alla sabbia.

Argo era disteso sopra di lui. Il suo pelo era bagnato e pieno di alghe.

Poco distante, Miriam tossì e aprì gli occhi.

Le campane del villaggio suonavano l’alba.

La gente accorse. Alcuni fuggirono credendo di vedere un fantasma. Altri caddero in ginocchio. La madre di Miriam attraversò la folla e abbracciò la figlia senza riuscire a parlare.

Nessuno credette interamente al loro racconto.

I pescatori dissero che Elia doveva avere trovato Miriam in qualche paese lontano. Il parroco ascoltò in silenzio e poi osservò Argo, che dormiva davanti all’altare da tre giorni.

Sulla spiaggia, intanto, erano apparse centinaia di conchiglie.

Se qualcuno ne raccoglieva una e la avvicinava all’orecchio, non sentiva il rumore del mare. Sentiva un nome.

Gli abitanti cominciarono a scriverli sopra le pietre della cappella. Presto non rimase più spazio sulle pareti.

Elia e Miriam si sposarono all’inizio dell’inverno.

Argo li accompagnò fino all’altare. Quando il parroco domandò chi affidasse quella donna all’uomo che aveva davanti, il cane abbaiò una volta sola.

Tutti risero, persino Miriam.

Il mare rimase quieto.

Soltanto di notte, quando la luna disegnava una striscia chiara sopra l’acqua, Elia credeva di scorgere una strada diretta verso l’orizzonte.

Non provava più paura.

Stringeva la mano di Miriam, mentre Argo sedeva fra loro con il muso rivolto alle onde.

Il mare continuava a osservarli.

Non più come un dio.

Come una creatura che aveva finalmente imparato a ricordare senza trattenere.

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