La stella nera apparve mentre Vaelor nasceva.
Rimase sopra il palazzo per sette minuti. Il cielo era limpido, ma nessuno vide più il sole. I cani ulularono. L’acqua nelle fontane diventò amara.
La veggente reale prese il bambino tra le braccia.
«Questo principe verserà sangue reale», disse. «Spezzerà le sette insegne e farà inginocchiare il regno davanti a una corona senza luce.»
La regina Maerys strinse il neonato al petto.
«È mio figlio.»
«È il futuro.»
Da quel giorno le due cose sembrarono uguali a tutti.
Vaelor crebbe in una stanza senza oggetti appuntiti. I servi contavano i coltelli dopo ogni pasto. Le guardie dormivano davanti alla porta. Quando il principe si arrabbiava, i maestri annotavano le sue parole nel Libro Nero.
A cinque anni spinse un compagno durante un gioco. Il bambino si sbucciò un ginocchio.
«È cominciato», sussurrò il precettore.
A nove anni Vaelor liberò un falco dalla gabbia. Il maestro delle cacce lo fece frustare.
«Prima spezza le gabbie», disse. «Poi spezzerà le insegne.»
A quattordici anni smise di difendersi.
Quando qualcuno lo chiamava mostro, sorrideva. Quando una guardia gli serrava i polsi, li tendeva senza protestare. La paura negli occhi degli altri era l’unico potere che gli concedevano.
Imparò a usarlo.

⁂
Il giorno del suo ventesimo compleanno, la regina morì.
La trovarono nel giardino d’inverno. Accanto al corpo c’era una coppa rovesciata. Il vino odorava di mandorle amare.
Il Consiglio chiuse Vaelor nella torre prima ancora che fosse celebrato il funerale.
«Il sangue reale», disse il cancelliere Saren. «La profezia si compie.»
«Non ero con lei.»
«Lo sapevamo da quando sei nato.»
Vaelor rise. Non perché fosse divertente. Era l’unico suono che riusciva ancora a fare.
Quella notte una donna entrò nella cella passando attraverso il muro. Portava un abito cucito con piume nere.
«Mi chiamo Nysera», disse. «Ho servito tua madre.»
Gli porse una chiave e una lama.
«Il cancelliere ha avvelenato la regina. Domani prenderà la corona. Se lo uccidi stanotte, il popolo ti seguirà.»
Vaelor guardò la lama.
«E la profezia?»
«Si compirà. Tu sarai re.»
«Il re che tutti aspettano.»
Nysera non abbassò gli occhi. «Il re che ti hanno insegnato a essere.»
Vaelor uscì dalla torre.
Attraversò stanze in cui i servi fuggivano prima del suo passaggio. Nella sala delle insegne trovò i vessilli delle sette province. Pensò a quanto sarebbe stato facile strapparli. Ogni gesto terribile era già stato perdonato in anticipo dal destino.
Nella camera del cancelliere, Saren dormiva con una mano sul Libro Nero.
Vaelor sollevò la lama.
Il vecchio aprì gli occhi.
«Finalmente», disse.
Non sembrava spaventato. Sembrava sollevato.
Vaelor capì che Saren aveva aspettato quel momento per tutta la vita.
Abbassò il coltello.
«Alzati. Sarai giudicato davanti alle province.»
Il cancelliere sorrise. «Sei debole.»
«Forse.»
«Tornerai. Tutto torna alla profezia.»
Vaelor lo fece incatenare senza toccarlo.
⁂
Il processo durò tre giorni.
Saren confessò di aver avvelenato la regina. Disse di averlo fatto per salvare il regno dal figlio. Metà della corte lo chiamò assassino. L’altra metà martire.
Fuori dal palazzo, le sette province radunarono gli eserciti. Nessuna voleva incoronare Vaelor. Ognuna temeva che le altre approfittassero del vuoto.
Nysera mostrò al principe un passaggio segreto.
«Fuggi», disse. «Lascia che si distruggano.»
«E poi?»
«Tornerai tra le rovine. Si inginocchieranno davanti a chiunque porti ordine.»
Vaelor guardò gli accampamenti dalle mura. Sette insegne si muovevano nel vento.
La strada più facile era sempre pronta per lui. Uccidere Saren. Fuggire. Tornare con un esercito. Ogni passo conduceva al re della profezia.
Scese nella piazza disarmato.
I comandanti lo circondarono. Uno aveva perduto un fratello nelle prigioni reali. Un’altra portava sul volto una cicatrice ricevuta dai soldati della regina. Tutti avevano una ragione per odiare la corona.
Vaelor posò le sette insegne sul selciato.
«Non vi chiederò di inginocchiarvi.»
Spezzò le aste una dopo l’altra.
La folla gridò. La profezia stava prendendo forma.
Vaelor dispose i frammenti in cerchio.
«Nessuna provincia starà sopra le altre. Nessun re deciderà da solo.»
Prese la corona. L’oro era scuro sotto il cielo della sera.
«Una corona senza luce», mormorò qualcuno.
Vaelor la depose al centro del cerchio.
«Allora resterà vuota.»
Nysera gli si avvicinò. «Se rinunci, Saren vincerà.»
«Non rinuncio a governare. Rinuncio a possedere.»
Uno dei comandanti estrasse la spada. «La profezia dice che verserai sangue reale.»
Vaelor prese la lama per il filo. Il palmo si aprì. Lasciò cadere il proprio sangue sulla corona.
«Eccolo.»

⁂
La stella nera ricomparve.
La piazza piombò nel buio. Le persone urlarono. Vaelor sentì Nysera afferrargli il braccio.
«Scegli», disse la donna. «Ora puoi ordinare che si inginocchino. Nel buio obbediranno.»
Vaelor vide finalmente ciò che si nascondeva sotto le sue piume. Nysera non aveva piedi. Dal suo abito uscivano radici nere che correvano verso la corona.
Non aveva servito la regina. Serviva la profezia.
Per vent’anni aveva nutrito ogni paura, ogni sospetto e ogni crudeltà. Non poteva costringere Vaelor al male. Poteva soltanto offrirgli ragioni sempre migliori per sceglierlo.
«Non sei il mio destino», disse lui.
Nysera gli mostrò tutti i futuri in cui veniva tradito. Amici che lo vendevano. Province che rompevano il patto. Persone salvate che lo chiamavano mostro.
«Accadrà», sussurrò. «Scegliere il bene non ti proteggerà.»
Vaelor serrò la mano ferita.
«Non lo scelgo per essere protetto.»
Rovesciò la corona.
Le radici si spezzarono. Nysera svanì. La stella nera si accese dall’interno e diventò una stella come le altre.
Il regno non ebbe un sovrano perfetto. Vaelor sbagliò leggi, si fidò di persone indegne e a volte sentì la collera salire come una vecchia voce. Ogni volta trovò davanti a sé la stessa scelta.
Non divenne buono una volta per tutte.
Lo divenne ogni volta che avrebbe potuto non esserlo.
Molti anni dopo un bambino gli chiese se la profezia fosse falsa.
Vaelor indicò la corona capovolta, trasformata in un braciere al centro della sala del Consiglio.
«Diceva quello che avrei potuto fare.»
«E tu che cosa eri destinato a essere?»
Vaelor mise un pezzo di legno nel fuoco.
«La scelta successiva.»

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