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«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

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Le sette voci della montagna

Le sette voci della montagna

«Se ti fermi, tua sorella morirà.»

La montagna chiamò Avelis con la voce di sua sorella.

«Sbrigati», disse dal cielo. «Non ho più molto tempo.»

Selyr giaceva nel tempio sulla vetta, prigioniera di una febbre che trasformava il sangue in cristallo. Per salvarla serviva la fiamma custodita nel cratere. Nessuno era mai riuscito a riportarla a valle.

Avelis partì all’alba con una lampada vuota e sette giorni di pane.

Al primo ponte trovò un viandante ferito. Era disteso tra le assi spezzate. Il fiume ruggiva sotto di lui.

«Aiutami», disse.

Una voce scese dalle rocce.

«Se ti fermi, tua sorella morirà.»

Avelis guardò il sentiero. La vetta era lontana.

Passò accanto all’uomo.

Fece dieci passi. La lampada al suo fianco divenne più pesante.

Tornò indietro.

Usò una delle assi per steccargli la gamba. Lo trascinò fino a un riparo e gli lasciò metà del pane.

«Hai perso un giorno», disse la voce.

«No. Ho usato questo.»

Riprese il cammino.

avelis sul ponte spezzato

La seconda voce le offrì un cavallo in cambio del nome del ferito. Avelis rifiutò.

La terza aprì una strada piana attraverso un villaggio addormentato. Per attraversarlo avrebbe dovuto prendere l’acqua dall’unico pozzo. Vide le brocche vuote davanti alle case e scelse il sentiero ripido.

La quarta voce parlò con la voce di Selyr.

«Hai sempre voluto che avessi bisogno di te.»

Avelis si fermò.

Era vero. Aveva amato sua sorella, ma aveva anche temuto il giorno in cui Selyr non l’avrebbe più cercata. La malattia l’aveva resa di nuovo necessaria.

«Confessalo», disse la montagna, «e ti porterò in cima.»

«Lo confesso.»

Una scala apparve nella roccia.

Avelis mise un piede sul primo gradino. La pietra era liscia. Saliva dritta verso la vetta.

Poi vide le figure murate nei gradini. Uomini e donne con la bocca aperta. Ognuno aveva detto una verità per ottenere un vantaggio, non per cambiare.

Avelis ritirò il piede.

«Confessare non basta?» domandò la voce.

«No, se uso la verità come un’altra scorciatoia.»

La scala crollò.

Avelis salì sulla pietra nuda. A ogni passo pensò a Selyr. Non alla sorella malata. Alla ragazza impaziente che voleva partire, studiare, sbagliare senza essere protetta.

Quando avesse fatto ritorno, se fosse tornata, le avrebbe chiesto perdono.

La quinta voce la raggiunse durante la tormenta.

«Abbandona la lampada. Nel cratere ne troverai un’altra.»

Il vento la faceva oscillare. Avelis la strinse al petto.

La sesta voce arrivò davanti a una grotta. Dentro ardeva un fuoco. Accanto sedeva un uomo con un mantello di pelliccia.

«Entra», disse. «La notte ti ucciderà.»

Avelis vide ossa sotto la pelliccia. Il volto dell’uomo cambiava ogni volta che le fiamme si muovevano.

«Che cosa vuoi?»

«Soltanto una promessa. Quando avrai la fiamma, guarirai prima me.»

«Da quale male?»

L’uomo sorrise. «Dalla morte.»

Era il re che secoli prima aveva costruito il tempio e imprigionato la fiamma. Aveva mandato generazioni di viandanti a cercarla.

Avelis restò fuori dalla grotta.

La neve le coprì le spalle. Le dita diventarono viola. Durante la notte pensò molte volte di accettare. Una promessa poteva essere spezzata più tardi. Selyr sarebbe stata salva.

Ma una menzogna usata per fare il bene avrebbe continuato a essere una menzogna.

All’alba il falso re e la grotta scomparvero.

Avelis era ancora viva.

Davanti a lei, il cratere bruciava.

avelis davanti al falso re

La settima voce non venne dalla montagna.

Venne da dentro di lei.

«Prendi tutta la fiamma.»

Nel cratere ardevano sette lingue di fuoco. Una sola sarebbe bastata a guarire Selyr. Con tutte, Avelis avrebbe potuto cancellare ogni malattia dal regno. Sarebbe diventata venerata, forse regina.

Riempì la lampada con una sola fiamma.

Le altre sei si trasformarono in volti. Il ferito del ponte. Gli abitanti del villaggio. Le persone imprigionate nella scala. Il falso re. Selyr. Infine Avelis stessa, più bella e potente.

«Puoi salvarli tutti», disse il suo volto.

«Non mi appartengono.»

«Allora sei egoista.»

Avelis chiuse la lampada.

La montagna si spaccò.

Il sentiero facile precipitò nel vuoto. Rimase una cengia stretta, appena sufficiente per un piede. Avelis cominciò la discesa.

La voce di Selyr la supplicò, la insultò, le promise amore. Avelis non rispose. Guardò la pietra davanti alle dita e fece il passo successivo.

Poi un altro.

Quando raggiunse il tempio, erano trascorsi sette giorni.

Selyr respirava ancora. Il cristallo le era salito fino al collo.

Avelis aprì la lampada.

La fiamma entrò nel petto della sorella. Le vene tornarono rosse. Il cristallo si sciolse in lacrime.

Selyr aprì gli occhi.

«Sapevo che saresti venuta.»

Avelis si sedette accanto al letto. «Non devi aver bisogno di me perché io ti ami.»

La sorella rimase in silenzio.

«La montagna ti ha detto questo?»

«No. La montagna mi ha mostrato quanto era facile non dirlo.»

La fiamma non guarì tutte le malattie.

Avelis non divenne regina. Tornò al ponte e trovò il viandante guarito abbastanza da camminare. Insieme ripararono le assi. Poi portarono acqua al villaggio che aveva rifiutato di derubare.

Selyr partì la primavera seguente.

Voleva studiare le febbri di cristallo nelle terre del nord. Avelis ebbe paura. Preparò dieci ragioni per trattenerla e le lasciò tutte nella propria stanza.

Alla porta le consegnò una lampada vuota.

«Perché vuota?» chiese Selyr.

«Perché ciò che metterai dentro deve essere una tua scelta.»

Si abbracciarono.

Molti anni dopo, i pellegrini chiesero ad Avelis quale delle sette voci fosse la più pericolosa.

Lei indicò il sentiero che saliva verso le nuvole.

«Quella che promette di portarti nel posto giusto senza permetterti di diventare la persona capace di arrivarci.»

Sulla montagna il vento cambiò.

Per un istante sembrò una voce.

Avelis sorrise e scelse di non ascoltarla.

le sorelle e la lampada

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