«Era la sola, in tutto il regno, a provare ancora rimorso.»
Maelis sentì la luna rompersi mentre riparava una teiera.
Il suono attraversò il cielo. Una crepa bianca divise la luna più piccola, quella che governava il rimorso. Metà precipitò oltre le montagne. L’altra rimase sospesa sopra il regno.
Nello stesso momento il cliente strappò la teiera dalle mani di Maelis.
«Non ti pagherò», disse. «E non mi dispiace.»
In strada, un carro investì un cane e proseguì. Due fratelli si picchiarono senza fermarsi. Dal palazzo arrivarono le trombe della guerra.
Il re Ovaren aveva preparato per anni l’invasione delle terre orientali. Fino a quella notte aveva esitato.
Ora sorrideva.
Maelis salì sulla torre dell’artigiano celeste. Il suo maestro giaceva a terra. Aveva distrutto lui stesso la scala delle stelle.
«Perché?» chiese lei.
«Non volevo che qualcuno mi ordinasse di salire.»
«Dobbiamo ripararla.»
Il maestro scrollò le spalle. «Non mi importa.»
Maelis guardò la luna spezzata. Era la sola, in tutto il regno, a provare ancora rimorso. Da bambina aveva bevuto per errore una goccia di luce lunare. Da allora ne portava una scheggia nel cuore.

⁂
Costruì una scala con il metallo delle campane.
Salì oltre le nuvole. Le altre sei lune le ruotavano intorno: gioia, paura, desiderio, collera, meraviglia e dolore. Senza il rimorso, ognuna cresceva senza misura.
La collera era diventata rossa. Il desiderio attirava a sé le navi. La gioia faceva ridere i soldati mentre affilavano le spade.
Maelis raggiunse il frammento rimasto. Sulla superficie trovò impronte di stivali.
Il principe Savael la aspettava accanto alla crepa.
«Mio padre ti ringrazia», disse. «La tua scala ci ha condotti fin qui.»
Dietro di lui, soldati piantavano cariche di polvere lunare.
«Volete distruggerla.»
«Il rimorso rende deboli. Senza, vinceremo ogni guerra.»
Maelis impugnò il martello. Non poteva combattere un esercito.
Colpì la superficie della luna.
Il suono fece vibrare la scheggia nel suo cuore. Tutto il rimorso del regno passò attraverso di lei. Sentì i torti non confessati, le parole crudeli, le porte chiuse. Cadde in ginocchio.
Savael rise. «Ecco a cosa serve la tua luna.»
«A sentire il peso prima che lo portino gli altri.»
⁂
Maelis spezzò la scheggia che aveva nel cuore.
La luce investì i soldati. Non li ferì. Mostrò a ciascuno il volto di chi avrebbe pianto per le sue azioni.
Alcuni lasciarono cadere le armi. Altri accesero le cariche lo stesso.
Savael spinse Maelis nella crepa.
Lei cadde tra le due metà della luna. Estrasse dalla cintura il filo d’argento usato per riparare le teiere. Era troppo sottile.
Allora dal regno salirono altri fili.
Una donna chiese perdono al figlio. Un carrettiere tornò a cercare il cane. Il maestro celeste ricostruì il primo gradino della scala. Ogni atto di rimorso diventò una fibra luminosa.
Maelis li raccolse. Cucì le due metà.
Le cariche esplosero.
La luna si aprì, ma le cuciture resistettero. La luce del rimorso attraversò il cielo e raggiunse il palazzo.
Re Ovaren vide in un istante tutti i morti della guerra che non era ancora cominciata.
Ordinò alle trombe di tacere.

⁂
La luna rimase segnata.
Una cicatrice d’argento la attraversava da nord a sud. Il rimorso tornò nel mondo, ma non come prima. Non bastava più sentirlo. Per far brillare la luna bisognava riparare almeno una parte del male compiuto.
Il principe Savael scese dalla scala in catene. Per mesi dichiarò di non pentirsi. Una notte chiese di lavorare negli ospedali costruiti per la guerra. Nessuno seppe se fosse cambiato davvero. Maelis gli consegnò una scopa.
«Comincia da questo corridoio.»
Lei divenne la prima restauratrice delle lune.
Riparava le crepe con fili prodotti sulla terra. Scoprì che nessun astro poteva governare da solo un sentimento umano. Le lune si limitavano a ricordare alle persone ciò che erano ancora capaci di sentire.
Ogni volta che qualcuno diceva «mi dispiace» senza cambiare nulla, la cicatrice si oscurava.
Ogni volta che tornava a rimediare, brillava.
Maelis la osservava dalla bottega. Sul tavolo teneva ancora la teiera non pagata. La crepa era visibile, riempita d’argento.
Non era tornata intera.
Era diventata sincera.

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