«Non sputava fuoco. Lo copriva con un’ala mentre qualcuno gli cancellava il volto.»
Kaelor si svegliò con una spada in mano e il sangue di un drago sul petto.
La creatura giaceva nella valle. Era grande quanto una fortezza. Una lancia d’argento le attraversava il cuore.
Kaelor non ricordava il proprio nome.
Lo apprese dalle persone che arrivarono poco dopo.
«Kaelor l’Invitto!» gridarono. «L’ultimo drago è morto!»
Lo portarono in trionfo alla città di Lyr. La principessa Avelis gli mise al collo una catena d’oro.
«Mi hai liberata», disse.
Era bellissima. Sulla guancia portava una piccola bruciatura.
Kaelor guardò le proprie mani. «Da cosa?»
«Dal mostro che mi teneva prigioniera.»
Quella notte sognò il drago.
Non sputava fuoco. Lo copriva con un’ala mentre qualcuno gli cancellava il volto.

⁂
La città preparò le nozze.
Kaelor avrebbe sposato Avelis e governato accanto a lei. Tutti conoscevano le sue imprese. Nessuno sapeva raccontarle nello stesso modo.
Un cantore diceva che aveva combattuto sette giorni. Un soldato giurava che la battaglia era durata un’ora. La principessa sosteneva di averlo visto tra le fiamme, ma la valle non mostrava segni d’incendio.
Kaelor tornò al corpo del drago.
Seguì le impronte. Quelle del drago correvano verso di lui, poi giravano intorno al punto in cui si era svegliato. Sembrava che la creatura avesse combattuto per difenderlo.
Sotto un’ala trovò una porta di ferro.
Conduceva in una stanza scavata nella roccia. Alle pareti c’erano ritratti di Avelis. In ognuno la principessa indossava una corona diversa. I dipinti risalivano a secoli lontani.
Sul tavolo c’era un’ampolla piena di ricordi.
Kaelor la bevve.
Vide Avelis scegliere ogni generazione un nuovo cavaliere. Gli prometteva amore, gli cancellava il passato e lo mandava a uccidere il drago. La creatura non teneva prigioniera lei.
Custodiva il regno dalla sua fame.
⁂
Kaelor affrontò la principessa durante la festa di nozze.
«Quanti uomini hanno portato questa catena?» domandò.
Avelis non negò.
«Centoquattro.»
«Dove sono?»
Indicò le colonne della sala. Kaelor riconobbe volti nella pietra.
«La corona mi mantiene in vita», disse lei. «Ma deve essere nutrita da un eroe senza passato. Il drago vi nascondeva. Tu sei riuscito a ucciderlo.»
«Non io.»
Kaelor ricordò la lancia d’argento nelle mani della principessa. Ricordò il drago ferito che lo aveva trascinato sotto l’ala. Avelis gli aveva cancellato la memoria e deposto la spada accanto a lui.
Le guardie chiusero le porte.
«Il popolo ti ama», disse Avelis. «Ha bisogno della tua storia, non della verità.»
«E se rifiuto?»
«Domani dimenticherai di nuovo.»
Kaelor afferrò la catena d’oro. Ogni anello conteneva un frammento del suo passato. Vide il villaggio in cui era cresciuto. La madre. Il giorno in cui i soldati della principessa lo avevano preso.
Tirò.
La catena si spezzò.

⁂
I ricordi uscirono dagli anelli come uccelli.
Entrarono nelle statue. Centoquattro cavalieri di pietra aprirono gli occhi. Non erano tutti eroi. Alcuni avevano avuto paura. Alcuni avevano creduto alle promesse. Tutti avevano scelto, almeno una volta, di opporsi.
Avelis corse verso la corona.
Kaelor non la colpì. Posò una mano sull’oro e lasciò che la corona prendesse anche il suo ultimo ricordo: il desiderio di essere celebrato.
Il metallo si riempì troppo.
Si spezzò.
La principessa invecchiò in un solo respiro. Non morì. Rimase una donna stanca, circondata dalle persone che aveva usato.
Nella valle, il corpo del drago si trasformò in una collina. Dalla ferita nacque un albero rosso.
Kaelor rifiutò il trono. Conservò la spada, ma fece incidere sulla lama una frase: NON RICORDO TUTTO.
Quando i bambini gli chiedevano come avesse ucciso l’ultimo drago, li conduceva alla collina.
«Non l’ho ucciso io», diceva.
«Allora non sei un eroe?»
Kaelor guardava l’albero cresciuto dal cuore della creatura.
«Sto ancora cercando di scoprirlo.»

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