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«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

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La corona che sceglieva i colpevoli

La corona che sceglieva i colpevoli

«Per la prima volta, nessuno volle credere a una confessione.»

La corona attraversò la sala volando.

Passò sopra i nobili, i giudici e i sacerdoti. Ignorò il generale che aveva vinto la guerra e la principessa educata per regnare. Uscì dal palazzo. Le guardie la inseguirono fino alle prigioni.

Si fermò sopra la cella di Lyris.

La giovane era incatenata al muro. Il giorno seguente sarebbe stata impiccata per l’omicidio del re.

«Io l’ho ucciso», disse.

La corona scese sul suo capo.

Il sacerdote impallidì. Da mille anni sceglieva la persona più innocente del regno.

«Allora la condanna è sbagliata.»

«No.» Lyris cercò di togliersi la corona. L’oro non si mosse. «Tenetemi qui.»

«Sei la regina.»

«Sono un’assassina.»

Per la prima volta, nessuno volle credere a una confessione.

corona nella cella di lyris

Il processo venne riaperto.

I giudici cercarono un altro colpevole. Trovarono un cuoco che aveva comprato veleno, una guardia addormentata e una dama fuggita quella notte. Ogni indizio sembrava scagionare Lyris.

Lei continuava a raccontare la stessa storia.

Il re l’aveva convocata nella stanza delle mappe. Sul tavolo c’era un bambino legato. Secondo un antico rito, il suo sangue avrebbe prolungato il regno di altri cento anni.

Lyris, serva delle cucine, aveva preso il coltello destinato al bambino e lo aveva piantato nel cuore del sovrano.

«Hai salvato una vita», disse il sacerdote.

«Ne ho tolta una.»

«La corona ti dichiara innocente.»

«La corona non era nella stanza.»

Il bambino non si trovava. I registri non lo nominavano. Senza di lui, la confessione sembrava una fantasia.

La principessa Maelis visitò Lyris.

«Accetta il trono», disse. «Poi potrai perdonare te stessa.»

«Perché lo desideri tanto?»

Maelis guardò la corona. «Perché finché è sulla tua testa non può scegliere qualcun altro.»

Lyris vide la paura nei suoi occhi.

La notte prima dell’incoronazione, la corona parlò.

Usò le voci di tutti i sovrani che l’avevano portata.

«Non scelgo chi non ha colpe», disse. «Scelgo chi può contenerle.»

L’oro mostrò a Lyris il vero rito. Ogni nuovo sovrano riceveva i delitti dei precedenti e li nascondeva al regno. In cambio la corona lo faceva apparire innocente.

Il bambino era Maelis.

La principessa non era figlia del re. Era stata scelta per il sacrificio e poi adottata quando Lyris aveva interrotto il rito. La magia aveva cancellato la memoria di tutti, tranne quella dell’assassina.

«Se sarai incoronata», disse Maelis, «dimenticherò di essere stata salvata. Tu dimenticherai di avere ucciso. Il regno resterà puro.»

«Puro da cosa?»

«Dalla colpa.»

«No. Soltanto dalla memoria.»

Durante la cerimonia Lyris salì sul trono. La corona le offrì l’oblio. Sarebbe diventata una sovrana senza macchia. Il re morto sarebbe stato ricordato come un padre benevolo.

Lyris raccontò invece il delitto davanti alla folla.

Ogni parola fece annerire l’oro.

lyris confessa sul trono

La corona liberò i segreti dei sovrani.

Le pareti del palazzo mostrarono guerre nascoste, condanne, bambini sacrificati e persone cancellate dai registri. La folla vide anche atti di misericordia, trattati giusti e re che avevano rinunciato al potere.

La storia tornò intera, non pura.

Lyris si tolse la corona. Questa volta l’oro cedette.

«Non sono innocente», disse. «Ho scelto di uccidere un uomo per salvarne un’altra. Risponderei ancora della mia scelta.»

Il tribunale la giudicò. Riconobbe che aveva difeso Maelis da un pericolo immediato. Non cancellò la morte del re e non la trasformò in una santa.

La assolse.

Maelis rinunciò alla successione e chiese a Lyris di partecipare al nuovo Consiglio. Lei accettò un solo incarico: custodire gli archivi restituiti dalla corona.

L’oro venne fuso. Con esso costruirono una porta per l’aula dei processi. Non portava stemmi. Su entrambi i lati rifletteva chi entrava.

Anni dopo, un visitatore chiese a Lyris perché il vecchio manufatto avesse scelto proprio lei.

«Pensava che avrei accettato di sembrare innocente.»

«Si sbagliava?»

Lyris guardò il proprio riflesso nella porta d’oro. Non era quello di una colpevole né quello di un’eroina.

Era il volto di una donna che ricordava la propria scelta.

«Ha imparato troppo tardi che confessare una colpa può renderci più liberi di una falsa innocenza.»

porta forgiata dalla corona

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