storie mai raccontate

«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

Iscriviti al blog







Unisciti a 59 altri iscritti

1) Il Bagatto aveva già tutto sul tavolo

1) Il Bagatto aveva già tutto sul tavolo

«Questo è ciò che so fare in un minuto. Questo è ciò che posso fare bene in un anno.»

Arel possedeva quattro cose.

Una coppa scheggiata. Un coltello senza filo. Un bastone bruciato. Una moneta falsa.

Le disponeva sopra un banco al mercato e prometteva meraviglie. Faceva apparire fiori nella coppa, divideva una mela con il coltello, chiamava scintille dal bastone e moltiplicava la moneta tra le dita.

Erano trucchi.

La piccola chiave d’ottone legata a un filo rosso, invece, non lo era.

Gliel’aveva lasciata uno straniero con un mantello colorato. Da allora, ogni oggetto toccato dalla chiave mostrava per un istante ciò che sarebbe potuto diventare.

La coppa conteneva un lago. Il coltello tagliava le menzogne. Il bastone germogliava. La moneta diventava un sole.

Arel non sapeva rendere stabile nessuna di quelle trasformazioni.

«Perché non smetti di fingere?» gli chiese una donna.

Si chiamava Lyren. Vendeva piante nate dentro oggetti rotti. Rose nelle armature, meli nelle campane, muschio nelle corone.

«Perché la gente paga per vedere il risultato», rispose Arel. «Non il tentativo.»

Lyren posò sul banco un uovo di pietra.

«Fallo schiudere.»

bagatto davanti ai quattro oggetti

Arel provò ogni trucco.

Scaldò l’uovo con il bastone. Incise il guscio. Lo bagnò nella coppa. Fece girare la moneta sulla sommità.

Non accadde nulla.

«È impossibile», disse.

«Dentro c’è un seme che aspetta da cento anni.»

Lyren gli mostrò una serra abbandonata. La chiave d’ottone aprì la porta, anche se la serratura era piena di ruggine.

Lavorarono per giorni. Arel costruì specchi per portare il sole sotto il guscio. Mescolò terra, acqua e cenere. Lyren gli impedì di usare illusioni quando si stancava.

«Potrei farlo sembrare aperto.»

«Io voglio che si apra.»

La differenza cominciò a irritarlo. Poi a interessarlo.

Una notte Arel si addormentò sul tavolo. Al risveglio, l’uovo aveva una crepa. Da dentro usciva una radice d’oro.

«Quale magia hai usato?» domandò.

Lyren indicò gli strumenti. «La tua.»

«Non ho pronunciato formule.»

«Hai osservato, provato, sbagliato e ricominciato.»

Arel guardò le proprie mani. Non avevano mai avuto bisogno che il pubblico credesse.

bagatto cura luovo di pietra

Il re venne a sapere della pianta d’oro.

Ordinò ad Arel di produrne mille. In cambio gli offrì una torre, servitori e il titolo di mago reale.

«Posso farle apparire», disse Arel a Lyren. «Nessuno noterà la differenza.»

«Tu la noterai.»

Arel preparò l’illusione. Sul tavolo mise la coppa, il coltello, il bastone e la moneta. Sollevò la chiave.

Davanti al re comparve un campo di fiori dorati.

Tutti applaudirono.

Arel chiuse la mano. I fiori svanirono.

«Questo è ciò che so fare in un minuto», disse. Mostrò l’unica pianta vera. «Questo è ciò che posso fare bene in un anno.»

Il re lo cacciò dal palazzo.

Lyren lo aspettava fuori. Arel le porse la moneta falsa.

«È tutto ciò che possiedo.»

Lei la piantò in un vaso. «Allora vediamo che cosa può diventare.»

bagatto e la pianta doro

La serra divenne una scuola.

Arel insegnava illusioni, meccanica e magia. Sul primo banco lasciava sempre i quattro oggetti. Non per ricordare la propria povertà, ma per mostrare che un inizio non ha bisogno di essere perfetto.

Un giorno arrivò un giovane bibliotecario. Parlava poco e portava un libro chiuso da due fermagli d’argento.

«Cerco qualcuno capace di aprirlo senza rompere il sigillo», disse.

Arel provò il coltello. Lyren una radice sottile. Nessuno dei due riuscì.

Allora Arel infilò la piccola chiave d’ottone tra le pagine. Il libro si aprì da solo.

Dentro non c’erano parole. Soltanto due colonne, una nera e una bianca, disegnate su ogni foglio.

Il bibliotecario richiuse il volume. La chiave rimase intrappolata nel dorso.

«La riporterò», disse.

Arel guardò Lyren. Lei teneva in mano il primo frutto nato dalla moneta falsa.

«Tienila finché avrai capito che cosa apre.»

Il bibliotecario annuì e sparì nella strada.

Arel tornò al tavolo. La coppa, il coltello, il bastone e la moneta non erano più quattro cose povere.

Erano quattro domande.

E lui aveva finalmente imparato a lavorare prima di rispondere.


Scopri di più da storie mai raccontate

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Unisciti a 59 altri iscritti

Se ti è piaciuto questo contenuto, iscriviti al blog per essere avvisato ogni volta che escono cose nuove.







Unisciti a 59 altri iscritti

Riceverai una mail a cui dovrai dare conferma per completare la tua iscrizione.

L’iscrizione è completamente gratuita e potrai cancellarla in qualsiasi momento.

Ti è piaciuta questa storia? Che ne pensi?