storie mai raccontate

«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

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2) La Papessa custodiva il nome del vento

2) La Papessa custodiva il nome del vento

«Forse ha smesso di soffiare proprio perché tutti gli danno ordini.»

Neris viveva tra due colonne.

Una era nera. L’altra bianca. Fra loro pendeva un velo ricamato con melagrane e lune. Dietro il velo si trovava la biblioteca che non compariva su nessuna mappa.

Neris ne era il custode.

Conosceva il nome delle cose prima che ricevessero un nome. Sapeva quale parola faceva dormire il fuoco e quale risvegliava le pietre. Non pronunciava nulla da sette anni.

Il silenzio proteggeva il mondo dalla sua voce.

La chiave d’ottone col filo rosso era arrivata dentro un libro. Neris la teneva accanto a un rotolo chiuso, l’unico testo che non aveva mai letto.

Una mattina trovò una donna seduta oltre il velo.

Indossava stivali diversi e mangiava una melagrana sopra un manoscritto.

«Come sei entrata?» scrisse Neris su una tavoletta.

«Da una finestra.»

Non c’erano finestre.

«Mi chiamo Avelis», disse. «Sono venuta a rubare il nome del vento.»

papessa tra le due colonne

Neris le indicò l’uscita.

Avelis non si mosse.

Il vento era morto da mesi. Le navi restavano ferme. I mulini non giravano. Sopra le città, il fumo cadeva a terra come stoffa bagnata.

«Tu sai come richiamarlo», disse lei.

Neris scrisse: IL NOME NON DEVE ESSERE PRONUNCIATO.

«Perché?»

PERCHÉ OBBEDIREBBE.

«Forse ha smesso di soffiare proprio perché tutti gli danno ordini.»

Avelis afferrò il rotolo chiuso. Neris le bloccò il polso. Per un istante rimasero vicini, separati soltanto dalla paura che avevano di capire l’altro.

Lei lasciò il rotolo.

«Non vuoi proteggerlo», disse. «Vuoi essere l’unico a conoscerlo.»

Neris sentì la frase aprire una crepa nel proprio silenzio.

La notte, Avelis dormì tra gli scaffali. Lui la osservò sognare. Ogni volta che espirava, una pagina si voltava da sola.

papessa davanti al nome del vento

Il giorno seguente arrivarono i soldati del re.

Volevano il nome del vento per spingere una flotta contro le isole orientali. Sferrarono colpi al velo. Le colonne tremarono.

Avelis prese la chiave e aprì il rotolo.

Neris avrebbe potuto fermarla. Non lo fece.

Sul foglio non era scritta una parola. C’era una domanda.

COME MI CHIAMERAI QUANDO NON SARÒ TUO?

Le mura cedettero. I soldati entrarono.

Neris pronunciò il primo suono dopo sette anni.

Non fu il nome del vento.

Fu quello di Avelis.

L’aria si mosse verso di lei. Le pagine volarono. Il velo si gonfiò e avvolse i soldati senza ferirli. Neris comprese che il sapere custodito non era una formula di comando. Era un modo di rivolgersi alle cose senza possederle.

«Vento», disse, «se vuoi, torna.»

Le finestre che non esistevano si aprirono.

papessa libera il vento

Il vento tornò in modo disordinato.

Spezzò alberi, spinse le navi nella direzione sbagliata e sparse i fogli della biblioteca per tutto il regno. I segreti non rimasero più nelle mani di un solo custode.

Neris soffrì nel vedere i propri libri sotto la pioggia. Avelis lo aiutò a raccoglierli, anche quelli che aveva definito noiosi.

«Adesso dove andrai?» le chiese lui.

Lei sorrise. «Hai parlato. Posso restare un giorno.»

Rimase un anno.

Quando partì, Neris le regalò il rotolo vuoto. Avelis gli lasciò uno dei propri stivali diversi.

La chiave d’ottone era scomparsa.

La trovarono settimane dopo dentro una melagrana cresciuta nel cortile. Neris la spedì a Savael, un uomo che riusciva a far germogliare semi nelle terre bruciate.

Nel messaggio scrisse soltanto:

QUESTA CHIAVE NON APRE CIÒ CHE VUOI. APRE CIÒ CHE È PRONTO.

Poi tornò tra le colonne.

Il velo restava sollevato. Chiunque poteva entrare, purché accettasse di non possedere le risposte.

Neris continuò ad amare il silenzio.

Ma quando il vento pronunciava il nome di Avelis tra gli scaffali, lui rispondeva.


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