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«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

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13) L’Arcano XIII bussò alla casa dei vivi

13) L'Arcano XIII bussò alla casa dei vivi

«Io accompagno ciò che esce. Forse non sai accompagnare chi resta.»

Nemer arrivava sempre dopo l’ultimo respiro.

Indossava un’armatura nera e portava una rosa bianca dipinta sul petto. Non aveva falce né spada. Aveva una barca.

Raccoglieva i morti e ciò che le famiglie desideravano affidare al fiume. Un anello. Una lettera. Una scarpa rimasta senza compagna.

Una sera trovò nella rete una piccola chiave d’ottone legata a un filo rosso.

La notte stessa bussò alla casa di Elara.

Lei aprì con una mano sul ventre. Era incinta. Dietro di lei, il marito giaceva nel letto.

«Non puoi prenderlo», disse.

«Non sono io ad averlo chiamato.»

Elara sbarrò la porta.

Nemer rimase fuori fino all’alba.

arcano tredici davanti alla casa

Per tre giorni Elara rifiutò di seppellire il marito.

Continuava a preparare due tazze. Gli raccontava del bambino. Gli chiedeva di scegliere un nome.

Nemer sedeva sui gradini.

«Perché non entri?» domandò lei.

«Io accompagno ciò che esce.»

«Forse non sai accompagnare chi resta.»

La frase lo seguì.

Nemer era diventato traghettatore dopo la morte della propria famiglia. Non ricordava più la voce della moglie. Aveva trasformato il lutto in un mestiere e il mestiere in un luogo in cui nascondersi.

La terza notte Elara gli consegnò una lettera.

«È per mio marito. Leggila sulla barca.»

Nemer prese il corpo. Elara camminò fino al fiume. Quando la barca partì, lei non gridò. Sollevò una mano.

Nemer lesse la lettera al morto. Alla fine c’era una riga per lui.

TRAGHETTATORE, QUANDO TORNI, BUSSA DI NUOVO.

arcano tredici ascolta elara

Nemer tornò.

La chiave aprì una stanza che Elara non aveva mai visto. Era piena degli oggetti che Nemer non era riuscito a consegnare: lettere non lette, giocattoli, promesse, nomi.

In fondo trovò il grembiule della propria moglie.

Lo strinse e pianse per la prima volta in molti anni.

Elara non cercò di consolarlo. Si sedette accanto a lui.

Nei mesi successivi trasformarono la stanza nella Casa dei Saluti. Le persone vi portavano ciò che non riuscivano a lasciare andare. Nemer continuava a traghettare i morti, ma al ritorno entrava nelle case.

Quando nacque il figlio di Elara, Nemer era presente. Il bambino aveva bisogno di un guaritore. Elara gli mise la chiave in mano.

«Apri l’armadio delle medicine.»

Nemer corse.

arcano tredici nella casa dei saluti

Il guaritore si chiamava Avelar.

Mescolò acqua di sorgente e latte, versandoli da una coppa all’altra. Il bambino respirò.

Elara lo chiamò Neris, come il marito morto. Nemer provò dolore e gioia nello stesso istante. Nessuno dei due sentimenti cancellò l’altro.

Anni dopo lui ed Elara si amarono. Non dissero che il nuovo amore aveva sostituito quello precedente. Costruirono una casa abbastanza grande per entrambi.

Nemer abbandonò l’armatura nera. Conservò la rosa bianca sulla porta.

La chiave rimase per errore nella borsa di Avelar. Quando il guaritore tornò per restituirla, Nemer scosse la testa.

«Ha già aperto qui.»

Avelar la legò tra due piccole coppe.

La barca continuò ad attraversare il fiume, guidata da nuovi traghettatori. Nemer la osservava dal portico con Elara.

Ogni partenza lasciava uno spazio.

Ogni nascita gli dava una forma diversa.

Non erano opposte. Erano lo stesso fiume, visto prima e dopo una curva.


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