«Il fulmine non ha distrutto la tua torre. Ha mostrato che era già caduta.»
Teren firmava ogni pietra.
La torre portava il suo nome sui gradini, sulle travi e persino nelle stanze che nessuno avrebbe visto. Era alta cento piani. Una corona di marmo circondava la sommità.
«Non cadrà», diceva Teren.
Stela vendeva acqua nella piazza. Portava due anfore e camminava a piedi nudi. Ogni volta che alzava gli occhi verso la torre, scuoteva la testa.
«Che cosa hai da guardare?» le chiese lui.
«Le finestre non si aprono.»
«Per resistere al vento.»
«Allora non è una torre. È una paura molto alta.»
Teren conservava una chiave d’ottone col filo rosso nella tasca del progetto originale.
La notte del solstizio, un fulmine colpì la corona.
La torre non cadde a terra.
Cominciò a cadere verso il cielo.

⁂
Le stanze superiori si staccarono e salirono tra le nuvole.
Le persone cadevano verso i soffitti. Teren entrò nella torre mentre tutti fuggivano.
Stela lo seguì con le anfore.
«Devo salvare i progetti.»
«Devi salvare chi è dentro.»
«Se perdo la torre, perderò tutto.»
Stela rovesciò l’acqua sulle scale. Il liquido salì, indicando le stanze già strappate dalla gravità. Seguendo il suo corso trovarono i superstiti.
Alla base, la chiave aprì una camera nascosta.
Dentro c’erano i registri delle fondamenta. Teren aveva scoperto anni prima che il terreno fosse vuoto a causa delle miniere. Aveva taciuto per non rinunciare all’opera.
«Il fulmine non ha distrutto la tua torre», disse Stela. «Ha mostrato che era già caduta.»
Teren strappò le pagine con la propria firma. Poi smise.
Le raccolse.
«Devono sapere.»

⁂
La corona si separò.
Enormi blocchi salirono nel cielo. Teren aprì tutte le finestre con il martello. Il vento attraversò la torre e ne rallentò l’ascesa.
Stela versò l’ultima anfora nella camera centrale. L’acqua si divise in migliaia di gocce e indicò le crepe.
Teren fece uscire le persone. Abbandonò per ultimo l’edificio.
Dalla piazza guardò la torre dissolversi tra le nuvole. Le pietre diventarono stelle scure.
Confessò pubblicamente ciò che aveva nascosto.
Nessuno pronunciò più il suo nome con ammirazione. Alcuni lo odiarono. Altri gli chiesero di aiutare a mettere in sicurezza le case costruite sullo stesso vuoto.
Teren accettò.

⁂
Lavorò senza firmare le pietre.
Stela aprì fontane nei quartieri rimasti senz’acqua. Si amarono tra le rovine, senza promettere che nulla sarebbe crollato.
Un giovane astronomo di nome Elian studiava le pietre sospese nel cielo. Diceva che formavano una nuova costellazione.
Teren gli affidò la chiave d’ottone.
«Era nella camera delle fondamenta.»
Elian la sollevò verso la notte. Il filo rosso indicò una stella più luminosa delle altre.
«Forse apre il cielo.»
Teren rise. «Controlla prima il terreno.»
Elian partì seguendo la stella.
La piazza dove sorgeva la torre rimase vuota. Stela vi scavò una vasca poco profonda. Di notte rifletteva il cielo. Di giorno i bambini vi entravano a piedi nudi.
Teren sedeva sul bordo e osservava i loro giochi.
Aveva perduto l’opera che doveva renderlo immortale.
In cambio aveva ricevuto una vita che poteva ancora cambiare.
Quando un temporale si avvicinava, apriva le finestre.

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