«La speranza non è sapere. È continuare senza fingere di sapere.»
Elian camminava nudo sotto le stelle.
Non per povertà. Aveva lasciato gli abiti al confine del deserto perché nulla separasse la pelle dalla notte. Portava soltanto due anfore e una piccola chiave d’ottone legata a un filo rosso.
Sopra di lui brillavano sette stelle minori. Un’ottava, più grande, si muoveva verso oriente.
Elian la seguiva.
Raggiunse un villaggio senza acqua. I pozzi erano asciutti. Le persone avevano smesso di seppellire i morti perché la terra era troppo dura.
Ysena viveva accanto all’ultimo albero. Portava un mantello grigio e una lanterna spenta.
«La stella mi ha condotto qui», disse Elian. «Troveremo acqua.»
«Quanti villaggi hai salvato?»
«Nessuno.»
«Allora comincia senza promettere.»

⁂
Elian scavò dove indicava il filo rosso.
Per giorni trovò soltanto polvere. Gli abitanti lo osservavano. Alcuni gli offrivano cibo perché credevano nella profezia. Ysena restituiva ogni dono.
«Se fallisci, odieranno se stessi per averti creduto.»
Elian smise di parlare della stella.
«Non so se c’è acqua», disse pubblicamente. «So soltanto che posso scavare.»
Ysena prese una pala.
Lavorarono insieme. Lei conosceva le radici. Lui leggeva il cielo. Di notte versavano poche gocce da un’anfora all’altra, per ricordare il suono dell’acqua.
Tra loro nacque un’intimità priva di promesse. Ysena mostrò a Elian le cicatrici lasciate dalla sete. Lui le raccontò di avere seguito la stella perché non sapeva dove altro andare.
«La speranza non è sapere», disse lei.
«È continuare senza fingere di sapere.»

⁂
La chiave aprì una lastra sepolta.
Sotto non c’era una sorgente. C’era una cisterna vuota.
Gli abitanti si disperarono. Un uomo cercò di colpire Elian. Ysena non lo difese con parole false.
«Ha sbagliato», disse. «Adesso decidiamo che cosa fare del buco.»
Elian osservò la grande cavità. Poi guardò le stelle. La stagione delle piogge sarebbe arrivata, ma non per molti mesi.
Costruirono canali per raccogliere ogni goccia futura. Rivestirono la cisterna. Piantarono intorno semi resistenti.
Quando la prima pioggia cadde, Elian versò l’acqua delle due anfore nella vasca. Era pochissima. Fu l’inizio.

⁂
Elian rimase con Ysena.
La cisterna non risolse ogni siccità. Alcuni anni bastava. Altri no. La grande stella continuava a brillare senza concedere spiegazioni.
Una notte un giovane di nome Miran si inginocchiò sul bordo dell’acqua. Diceva di vedere due lune riflesse, anche se nel cielo ce n’era una sola.
«Una delle due mi chiama», disse.
Elian gli consegnò la chiave.
Appena toccò l’acqua, il filo rosso si mosse verso il riflesso inesistente.
Ysena sollevò la lanterna. «Non seguirlo da solo.»
Miran indicò una donna che aspettava tra i canneti. Portava una spada e una bilancia.
«Lei dice che la seconda luna non esiste.»
«E tu?»
Miran sorrise. «Io credo che esistano entrambe.»
Partì con la donna.
Elian guardò l’acqua richiudersi sulla chiave e poi restituirla alla mano di Miran.
Non sapeva dove li avrebbe condotti.
Non lo chiamò destino.
Lo chiamò possibilità e tornò a scavare accanto a Ysena.

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