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«Che cosa leggete, mio signore?» «Parole, parole, parole.» — William Shakespeare, Amleto

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20) Il Giudizio chiamò l’uomo che non rispondeva

20) Il Giudizio chiamò l'uomo che non rispondeva

«Io ti conoscevo. Tu puoi scegliere se conoscermi adesso.»

La tromba suonava ogni primavera.

Il suo richiamo attraversava la valle. Le persone addormentate sotto la terra aprivano gli occhi, salivano in superficie e sceglievano se tornare alla vita o proseguire oltre.

Aren era il custode della tromba.

Da nove anni non sentiva più il suo suono.

Continuava a soffiare. Le tombe si aprivano. Gli altri cadevano in ginocchio. Lui udiva soltanto il proprio respiro.

Al battaglio aveva legato una chiave d’ottone con un filo rosso.

Quell’anno una donna emerse dalla terra.

Aveva capelli scuri pieni di radici e indossava lo stesso abito del giorno in cui Aren l’aveva perduta.

«Mara», disse.

Lei lo guardò senza riconoscerlo.

giudizio nella valle dei dormienti

⁂

Mara era morta durante un incendio.

Aren avrebbe potuto salvarla. La campana lo aveva chiamato verso un’altra casa e lui aveva seguito il dovere. Quando era tornato, restavano soltanto cenere e un anello.

Da allora aveva continuato a risvegliare sconosciuti senza perdonarsi di non avere risposto a lei.

Mara camminò nella valle. Ogni luogo le restituiva un frammento. Il ponte. Il frutteto. La casa bruciata.

«Perché sono tornata?» domandò.

«Forse per ricominciare.»

«O per finire.»

Aren voleva ricordarle il loro amore. Si fermò. Non poteva usare il passato come una chiamata a cui lei fosse obbligata a rispondere.

«Io ti conoscevo», disse. «Tu puoi scegliere se conoscermi adesso.»

Mara gli prese la mano.

«Cominciamo da questo.»

giudizio ritrova mara

⁂

Le tombe smisero di aprirsi.

La tromba suonava, ma nessuno si svegliava. Aren cercò la causa nella torre. La chiave aprì una porta dietro la campana.

Dentro trovò tutte le chiamate che aveva ignorato.

Non soltanto quella di Mara. C’erano amici respinti, parole mai dette, vite rimandate perché il suo ruolo veniva prima di tutto.

La tromba non lo aveva reso sordo. Aren aveva smesso di ascoltare ciò che non poteva riparare.

Mara entrò nella stanza.

«Chiamami», disse.

Aren pronunciò il suo nome senza chiederle di tornare quella di prima.

La tromba esplose in una nota limpida.

La valle si aprì. Centinaia di persone emersero. Alcune abbracciarono i vivi. Altre salutarono e si trasformarono in luce.

Aren sentì ogni voce.

giudizio apre la porta delle chiamate

⁂

Mara scelse di restare.

Non ricordò tutto. Si innamorò di Aren una seconda volta, in modo diverso. Alcuni giorni lo guardava come un estraneo. Lui imparò a non pretendere che il miracolo cancellasse la perdita.

Affidarono la tromba a nuovi custodi.

La chiave doveva proseguire. Mara disse di aver visto in sogno un uomo al centro di una corona di foglie, circondato da quattro creature. Lo trovarono presso il crocevia dei quattro regni.

Si chiamava Nerian. Aveva attraversato ogni terra e non apparteneva a nessuna.

Aren gli consegnò la chiave.

«Che cosa apre?» domandò Nerian.

«Tutto ciò che ha già chiamato abbastanza a lungo.»

Nerian guardò il filo rosso. «Mi sembra di averla già vista.»

Mara sorrise. «Forse sei tu che deve ricordarsi di lei.»

Partirono in direzioni diverse.

La sera Aren sentì una campana lontana. Non era un ordine né un rimprovero.

Era soltanto una voce.

Lui si voltò verso Mara.

«La senti?»

Lei annuì.

Questa volta risposero insieme.


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