«È finita? No. È intera.»
Nerian aveva percorso il mondo intero.
Conosceva i deserti in cui le stelle bevevano dalle cisterne, le montagne illuminate da piccole lanterne e le città costruite sopra torri cadute. Portava sul mantello il colore di ogni terra.
Non chiamava casa nessun luogo.
Al crocevia dei quattro regni ricevette una chiave d’ottone legata a un filo rosso. Appena la toccò, udì ventuno porte aprirsi nello stesso istante.
Una donna sedeva sopra la pietra centrale.
Aveva stivali diversi, capelli scuri e una rosa bianca tra i denti. Un cane le dormiva accanto.
«Mi chiamo Avelis», disse. «Ti aspettavo.»
«Da quanto?»
«Da prima che tu partissi.»
Nerian aveva settant’anni. Avelis ne dimostrava trenta.
«Chi sei?»
«Quella che non ha ancora scelto dove andare.»

⁂
Al centro del crocevia apparve una ghirlanda ovale.
Era intrecciata con le piante di ogni regione. Ai quattro lati sedevano un leone, un toro, un’aquila e una creatura dal volto umano. Nessuno lasciava passare Nerian.
«Devi dimostrare di avere completato il viaggio», disse l’aquila.
Nerian mostrò le mappe, le lingue imparate e le cicatrici.
Il toro scosse la testa.
Avelis attraversò la ghirlanda senza chiedere permesso. «Forse il viaggio non vuole essere dimostrato.»
Nerian tentò di seguirla. Il varco lo respinse.
Il filo rosso si allungò. Corse verso ogni punto del mondo.
Nerian vide le persone che avevano custodito la chiave. Eryan sul ponte di vetro. Arel davanti ai quattro oggetti. Neris tra le colonne. Savael nei campi. Vaelor tra le mura aperte.
Vide maestri, amanti, giudici, eremiti, giocatori, domatori, traghettatori e uomini tornati dalla morte.
Nessuno aveva posseduto la chiave. Ognuno aveva aperto qualcosa e l’aveva lasciata andare.
«Io invece ho raccolto tutto», disse Nerian. «Per questo non appartengo a niente.»

⁂
Avelis tornò accanto a lui.
«Che cosa vuoi trovare dietro la porta?»
«Un luogo in cui il viaggio abbia senso.»
«E se non esistesse?»
Nerian guardò le quattro strade. Aveva sempre pensato che appartenere significasse rinunciare alle altre direzioni.
Inserì la chiave nel centro della ghirlanda.
Non la girò.
La lasciò andare.
Il filo rosso si tese intorno al mondo. Unì case, ponti, torri, gabbie, pozzi e sentieri. Ogni luogo diventò il centro per chi vi si trovava.
La ghirlanda si aprì.
Dietro non c’era un nuovo regno. C’era lo stesso mondo, visto intero. Il giorno e la notte. Le partenze e i ritorni. Le persone amate e quelle perdute. Nulla era escluso.
Nerian attraversò il varco.
Avelis gli prese la mano. «Dove siamo?»
«Qui.»

⁂
Vissero al crocevia.
Costruirono una casa con quattro porte, tutte aperte. I viandanti potevano fermarsi, raccontare la propria storia e scegliere una strada.
Nerian non smise di viaggiare. Tornava.
Avelis non smise di partire. A volte lo aspettava.
Invecchiarono insieme in modo disuguale. Lui più in fretta, lei come se il tempo dimenticasse ogni tanto di trovarla. Non cercarono di risolvere il mistero.
Un mattino il cane scavò sotto la ghirlanda. Trovò la chiave d’ottone.
Il filo rosso era nuovo.
Nerian la prese. «A chi la diamo?»
Avelis indicò il cielo. Una piccola isola galleggiava tra le nuvole. Sopra il tetto di una casa senza porte, una gazza costruiva il nido.
Salirono lungo una strada di vetro.
Nerian procedeva lentamente. Avelis correva avanti e tornava indietro. Quando raggiunsero l’isola, deposero la chiave tra i rami.
«È finita?» chiese Nerian.
Avelis guardò oltre il bordo. Molto lontano, un giovane con una sacca e un mantello colorato si avvicinava al baratro.
«No», disse. «È intera.»
La gazza chiuse il becco sulla chiave.
Sotto di loro, tutte le strade del mondo si accesero per un istante.
Poi tornarono invisibili, in attesa del prossimo passo.

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